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La Sezione racchiude i contributi dedicati ai contesti culturali lucano e pugliese in cui si sono sviluppate le testimonianze sulla presenza ebraica.

Alla cultura ebraica dell’area apulo-lucana, nel contesto dell’Italia meridionale, basandosi sui dati conosciuti sono riconducibili due ambiti artistici principali: quello propriamente ebraico, riguardante l’architettura (compresa quella monumentale delle catacombe, le sinagoghe e l’assetto urbanistico delle Giudecche), l’epigrafia e gli oggetti (soprattutto lucerne per il tardo antico) e quello indiretto, riguardante le testimonianze iconografiche sugli ebrei (affreschi, portali e sculture in cattedrali e palazzi privati). Traccia questo quadro generale il saggio di Mariapina Mascolo, intitolato “La presenza ebraica nel contesto culturale apulo-lucano”

Il percorso inizia dal tardoantico, con i saggi di Ariel Lewin, “Lucania e Venosa tardoantiche” e Maria Luisa Marchi, “Venosa: organizzazione del territorio e vie di comunicazione”, mentre Gideon Foerster – in “Una sinagoga e chiesa di IV-VI secolo a Saranda, nell’Albania meridionale, e la sua identificazione: risultati degli scavi preliminari” – presenta le analogie tra le testimonianze di Venosa e quelle di Saranda (Albania), prendendo spunto dall’epigrafe consolare di Augusta (scoperta da Colafemmina), che cita l’antico nome della cittadina albanese. 

Ritornando all’ambito pugliese, Claudio Schiano in “Libri nel conflitto: gli scritti di polemica antigiudaica nelle comunità italogreche medievali”, riprende le fila della polemica antisemita divulgata dal monastero di Casole.

Il percorso tra l’iconografia dei manufatti scultorei in area pugliese è approfondito da Margherita Pasquale ("Apertura al dialogo interreligioso nella scultura pugliese del XII secolo") analizzando in particolare una certa ‘cultura del dialogo’, che non ha mancato di improntare nel remoto passato medievale la terra di Puglia, complici la congiuntura politica del regno normanno, aperto alle diverse realtà etniche e religiose presenti nel territorio, e la stretta e istituzionale collaborazione della Chiesa romana con l’ordine benedettino.

Riguardo alla produzione artistica riguardante le testimonianze iconografiche sugli ebrei, una rassegna mirata agli affreschi è condotta da Linda Safran nell’area salentina (“Raffigurar(si) gli ebrei nel Salento medievale”). Se nell’età normanno-sveva e in particolare nel periodo federiciano si possono cogliere elementi legati al filogiudaismo, successivamente la tipologia della raffigurazione degli ebrei involve in senso negativo. Ebrei “buoni” o “cattivi”, secondo la distinzione proposta dalla Safran, riportando l’antinomia a un contrapporsi tra ideologie: la prima che ritrova le radici del cristianesimo nella componente ebraica, con una eulogia dei profeti e degli antenati del “germoglio della stirpe di Jesse”, la seconda di matrice antigiudaica.

Chiude la Sezione Giorgio Gramegna, con una disamina tecnica delle emergenze architettoniche ebraiche della giudecca tranese: “Le sinagoghe Scola Nova e Scola Grande di Trani: schede architettoniche e grafici”.