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Il volume presenta l’APPENDICE. Novecento, che tocca aspetti riguardanti la condizione degli ebrei pugliesi e lucani durante il periodo fascista, con i saggi di Francesco Mastroberti, “La Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari e le leggi razziali”

Particolarmente importante  è il contributo dell’Università degli Studi di Bari, con cui il CeRDEM ha programmato, durante il periodo della Mostra "La cultura ebraica scritta":

  • la Mostra documentaria “Le leggi razziali in Puglia e Basilicata: l’Università degli Studi di Bari e l’epurazione dei docenti ebrei” (27 gennaio/14 febbraio 2014, Centro Polifunzionale studenti, Università di Bari, Palazzo ex Poste);
  • il convegno dedicato “Le leggi razziali in Puglia e Basilicata” (in collaborazione anche con il Mese della Memoria promosso dalla Regione Puglia e dai Presìdi del Libro), previsto per il 5 febbraio 2014 alle ore 11, al Centro Polifunzionale studenti, Università di Bari, Palazzo ex Poste.

La Sezione III. Manoscritti prende inizio dal saggio di Mauro Perani sulle dinamiche evolutive della parola scritta, intitolato “Lo sviluppo delle scritture ebraiche di tipo italiano nell’Italia meridionale dal tardo-antico alle scuole pugliesi dei secoli IX-XII e le vicissitudini dei manoscritti ebraici”. Il contributo riprende le fila dalla storia della scrittura, in particolare di quella ebraica e dei suoi segni, per poi affrontare il tema dell’evoluzione delle lettere dell’alfabeto ebraico, da quello arcaico – sostanzialmente ripreso dal fenicio - fino al primo quadrato ebraico dei manoscritti di Qumran, derivato da una evoluzione della grafia semicorsiva aramaica dei papiri di Elefantina. La scrittura ebraica è analizzata fino allo sviluppo compiuto delle grafie quadrate orientali che si realizza verso la fine del primo millennio e.v. Nell'ultima parte del suo contributo, Perani si sofferma "sul passaggio dell’eredità culturale dell’ebraismo palestinese all’Italia meridionale e, in particolare, alle accademie rabbiniche pugliesi durante i secoli IX-XII, con particolare attenzione alla scrittura, ossia al quadrato orientale palestinese, dal quale si sviluppano le scritture ebraiche di tipo italiano, una delle tre principali grafie ebraiche dell’Occidente assieme a quella sefardita e ashkenazita". Il percorso si conclude con le peregrinazioni dei manoscritti ebraici prodotti in Puglia in queste prime grafie italiane, finiti in prestigiose biblioteche italiane e straniere o salvati solo grazie ad alcuni fogli riusati come legature in archivi dell’Italia settentrionale.

La Sezione prosegue con la schedatura di 29 manoscritti scientifici condotta da Fabrizio Lelli, nel contributo “La scienza ebraica nel Medioevo: manoscritti copiati in Puglia e Basilicata”, dei manoscritti poetici – Ivo Fasiori, “Amittay ben Šefaṭyah e il suo mondo” – e e musicali in Mariapina Mascolo,La musica: Ovadyah da Oppido”.

Nel catalogo non manca un prezioso contributo di Cesare Colafemmina, «Da Bari uscirà la legge e la parola del Signore da Otranto»: la cultura ebraica in Puglia nei secoli IX-XI” [(tratto da un articolo apparso sul «Sefer Yuḥasin» 10-11 (1994-95)].

Chiude la Sezione il saggio di Nadia Zeldes rivolto alle testimonianze di scuola rabbinica Non esiste maggiore libertà di quella loro concessa dal Re di Spagna... Ebrei convertiti al cristianesimo nel Regno di Napoli, in seguito all’espulsione del 1510 secondo i Responsa rabbinici”.

La Sezione racchiude i contributi dedicati ai contesti culturali lucano e pugliese in cui si sono sviluppate le testimonianze sulla presenza ebraica.

Alla cultura ebraica dell’area apulo-lucana, nel contesto dell’Italia meridionale, basandosi sui dati conosciuti sono riconducibili due ambiti artistici principali: quello propriamente ebraico, riguardante l’architettura (compresa quella monumentale delle catacombe, le sinagoghe e l’assetto urbanistico delle Giudecche), l’epigrafia e gli oggetti (soprattutto lucerne per il tardo antico) e quello indiretto, riguardante le testimonianze iconografiche sugli ebrei (affreschi, portali e sculture in cattedrali e palazzi privati). Traccia questo quadro generale il saggio di Mariapina Mascolo, intitolato “La presenza ebraica nel contesto culturale apulo-lucano”

Il percorso inizia dal tardoantico, con i saggi di Ariel Lewin, “Lucania e Venosa tardoantiche” e Maria Luisa Marchi, “Venosa: organizzazione del territorio e vie di comunicazione”, mentre Gideon Foerster – in “Una sinagoga e chiesa di IV-VI secolo a Saranda, nell’Albania meridionale, e la sua identificazione: risultati degli scavi preliminari” – presenta le analogie tra le testimonianze di Venosa e quelle di Saranda (Albania), prendendo spunto dall’epigrafe consolare di Augusta (scoperta da Colafemmina), che cita l’antico nome della cittadina albanese. 

Ritornando all’ambito pugliese, Claudio Schiano in “Libri nel conflitto: gli scritti di polemica antigiudaica nelle comunità italogreche medievali”, riprende le fila della polemica antisemita divulgata dal monastero di Casole.

Il percorso tra l’iconografia dei manufatti scultorei in area pugliese è approfondito da Margherita Pasquale ("Apertura al dialogo interreligioso nella scultura pugliese del XII secolo") analizzando in particolare una certa ‘cultura del dialogo’, che non ha mancato di improntare nel remoto passato medievale la terra di Puglia, complici la congiuntura politica del regno normanno, aperto alle diverse realtà etniche e religiose presenti nel territorio, e la stretta e istituzionale collaborazione della Chiesa romana con l’ordine benedettino.

Riguardo alla produzione artistica riguardante le testimonianze iconografiche sugli ebrei, una rassegna mirata agli affreschi è condotta da Linda Safran nell’area salentina (“Raffigurar(si) gli ebrei nel Salento medievale”). Se nell’età normanno-sveva e in particolare nel periodo federiciano si possono cogliere elementi legati al filogiudaismo, successivamente la tipologia della raffigurazione degli ebrei involve in senso negativo. Ebrei “buoni” o “cattivi”, secondo la distinzione proposta dalla Safran, riportando l’antinomia a un contrapporsi tra ideologie: la prima che ritrova le radici del cristianesimo nella componente ebraica, con una eulogia dei profeti e degli antenati del “germoglio della stirpe di Jesse”, la seconda di matrice antigiudaica.

Chiude la Sezione Giorgio Gramegna, con una disamina tecnica delle emergenze architettoniche ebraiche della giudecca tranese: “Le sinagoghe Scola Nova e Scola Grande di Trani: schede architettoniche e grafici”.

 

La SEZIONE II. Epigrafia è dedicata alle iscrizioni apulo lucane, con il saggio introduttivo di Giancarlo Lacerenza, “L’epigrafia ebraica in Basilicata e Puglia dal IV secolo all’Alto Medioevo”.

Seguono 33 schede di epigrafi lucane – di Venosa, Lavello, Matera e Potenza – e 32 schede di epigrafi pugliesi di Gravina, Taranto, Brindisi, Otranto, Lecce, Bari e Trani.

Il progetto, riguardante una mostra articolata in più sedi espositive da allestire tra la Basilicata (Venosa) e la Puglia (Bari, Trani e Taranto) sulle testimonianze della presenza ebraica (iscrizioni e manoscritti), è stato ideato e proposto alle Direzioni Regionali di Puglia e Basilicata dal CeRDEM-Centro di Ricerche e Documentazione sull’Ebraismo nel Mediterraneo “Cesare Colafemmina” – che ha curato scientificamente il progetto – di concerto con tutte le Soprintendenze di settore lucane e pugliesi, con l’obiettivo della collaborazione tra le realtà istituzionali preposte alla tutela e valorizzazione dei beni culturali e gli enti di ricerca del territorio.

Si tratta del primo progetto riguardante una Mostra interregionale tra la Puglia e la Basilicata sul tema della presenza ebraica, componente che ha contribuito profondamente alla crescita dell’identità culturale dei territori considerati nel contesto del Mediterraneo e in rapporto all’area europea.